“Francesi col basco e italiani col cappuccio: due pesi, due misure”
C’è una strana legge non scritta che vige quando si parla di scioperi e manifestazioni. I francesi scendono in piazza? È chic. Li immaginiamo con il basco, un croissant in una mano e un cartello di protesta nell’altra. Romantici, eroici, degni di un romanzo di Victor Hugo. Si parla di rivoluzione, di popolo che lotta per i propri diritti. Applausi, condivisioni sui social, magari ci scappa pure una citazione da Sartre.
Gli italiani invece? Basta un treno cancellato o un volo in ritardo e parte la solfa: “Eh, ma questi scioperi non servono a niente!”, “Tanto non cambia nulla, perché bloccare proprio oggi?”. Nessun basco, nessun romanticismo: solo cappucci tirati su e bestemmie sussurrate in fila alla stazione.
Eppure, alla fine, il succo è lo stesso: si scende in piazza perché qualcosa non va. Ma guai a dirlo ad alta voce, perché da noi lo sciopero non fa mai figo. Fa solo arrabbiare chi ha un treno da prendere.
Forse dovremmo munirci anche noi di croissant e baguette per ottenere un po’ di quella solidarietà internazionale? O magari imparare dai francesi almeno una cosa: non scusarsi mai per aver alzato la voce.
#154 – luminarie
Nei giorni in cui le luminarie si accendono sulle vetrine del centro, nelle stazioni si sono attrezzati con dispositivi di vario genere per evitare la presenza dei senzatetto. Stretti nei loro sacchi a pelo, forse Leggi tutto
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