Eretici

Vi auguro di essere eretici.
Eresia viene dal greco e vuol dire scelta.
Eretico è la persona che sceglie e,
in questo senso è colui che più della verità ama la ricerca della verità.
E allora io ve lo auguro di cuore
questo coraggio dell’eresia.
Vi auguro l’eresia dei fatti
prima che delle parole,
l’eresia della coerenza, del coraggio,
della gratuità, della responsabilità
e dell’impegno.
Oggi è eretico
chi mette la propria libertà
al servizio degli altri.
Chi impegna la propria libertà
per chi ancora libero non è.
Eretico è chi non si accontenta
dei saperi di seconda mano,
chi studia, chi approfondisce,
chi si mette in gioco in quello che fa.
Eretico è chi si ribella
al sonno delle coscienze,
chi non si rassegna alle ingiustizie.
Chi non pensa che la povertà sia una fatalità.
Eretico è chi non cede alla tentazione del cinismo e dell’indifferenza.
Eretico è chi ha il coraggio
di avere più coraggio.

— Luigi Ciotti

Pubblicato in: vita Tag:

E quindi…

E quindi ce l’avete con i profughi, perché vengono qui e li mantiene lo stato con i nostri soldi e vivono negli alberghi con la wifi senza fare niente tutto il giorno e si lamentano del servizio e se vai nel loro paese devi rispettare le loro regole.

Ce l’avete con i terroni che vengono dal sud a rubarvi il lavoro e le donne e le macchine e portano la criminalità perché fino a quando non c’erano loro a casa vostra manco parcheggiavano in doppia fila, poi il degrado, signora mia.

Ce l’avete con i froci che si vogliono sposare e magari vogliono dei figli e non vogliono essere considerati normali perché SONO normali, ma non esiste, cioè per carità possono fare quello che vogliono, ma lo dovrebbero fare a casa loro, nella sicurezza delle loro camere cos’è ‘sta cosa che si vogliono baciare in pubblico?

Ce l’avete con gli stranieri che se ne sono andati dalla loro terra per venire qui e rubare le macchine, le borsette, rubare nelle case, violentare le donne, che noi, quando abbiamo emigrato, siamo stati a modo, in ordine, educati e la mafia non l’abbiamo portata in giro, c’è arrivata chissà come.

Ce l’avete con chi festeggia il 25 Aprile e il 2 Giugno, perché i partigiani non sono stati eroi, ché poi mica si stava male, molto è stato esagerato e allora le foibe?

Ce l’avete con un’astronauta che va nello spazio a fare un lavoro che né io, né voi siamo abbastanza intelligenti non solo per anche solo pensare di farlo, ma anche solo per capire cos’è, però ce l’avete con l’astronauta, perché con quei soldi lì potevano farci chissà cosa, magari potevano investire in voi, che già c’avete i problemi con i profughi, i terroni, i froci e gli stranieri, ti pare che pure un’astronauta deve venire a rompervi le uova nel paniere?

Ce l’avete con chi non ce l’ha con questi qui sopra come voi, perché è gente che non capisce, perché non si piglia i profughi a casa propria? Probabilmente gli piace prenderlo nel culo, non vive vicino ai Rom, non gli sono mai entrati in casa, uno non può inneggiare alla riapertura dei lager che subito gli danno del razzista o dell’omofobo mentre invece siete voi che siete buonisti.

Ce l’avete con la politica, con la casta, con chi ha lo stipendio di lusso e non fa niente tutto il giorno e volete mandarli a casa e li avete votati tutti nel tentativo, avete votato a sinistra, a destra, avete votato la Lega e il nuovo miracolo italiano di Berlusconi, avete votato i Grillini e Forza Nuova e ora votate di nuovo Lega e si ricomincia il giro e manco vi danno una bambolina, ma giusto quel famoso tesserino con su scritto “Ciula” di cui parlavano Aldo, Giovanni e Giacomo.

Ce l’avete con chiunque perché vi aiuta a non focalizzare che, spesso e volentieri, siete di una povertà d’animo, di intelletto e di sentimento che farebbe paura persino all’ultimo abbruttito cresciuto in mezzo ai selvaggi.

Ce l’avete con chiunque, con tutti, con tutto, e l’unico modo che avete trovato per dirlo è andare sui social network a condividere fotomontaggi e immagini farlocche, bufale scritte da gente che è persino più becera di voi, accompagnando pamphlet ignoranti con robe tipo “Fate girare!” e “Mandiamoli a casa!” e “La verità che nessun telegiornale vi mostrerà mai!” e, subito dopo, magari, postate Andrea Diprè che urla “Coca e mignotte tutta la notte con Diprè!”.

E la cosa migliore è che è vostro diritto esserlo, ma, mentre lo siete, è mio diritto non voler avere a che fare con voi, con i vostri luoghi comuni, con la vostra ignoranza, con il vostro cieco desiderio di colpire gli altri perché devono stare male quanto state voi, invece di provare a pensare che, forse, dovreste essere voi a stare meglio di quanto state ora. Ma che, per farlo, ci vorrebbe un libro letto, ogni tanto; un po’ di onestà intellettuale, ogni tanto; un po’ di raziocinio, ogni tanto. E la dignità di capire che non è che gli altri sono in difetto perché hanno qualcosa che a voi manca, ma che, a volte, siete voi che siete in difetto per non essere stati capaci di ottenerlo.

via | https://afterzen.wordpress.com

Pubblicato in: sociale Tag:

Nel tempo di mezzo

Oh, non sono mai stato speciale, ho amato le cose che amano tutti: il silenzio mattutino, le lenzuola fresche di bucato… Ho amato di innamorarmi. Ho amato di essere amato. Ho amato di trattenere il pianto e anche di piangere. Mai stato speciale, no. Ho amato il pane fresco e la perfezione di certe forme. Ho amato d’amare. E odiare, qualche volta, certo: non sono speciale. Neanche adesso che è notte fonda.

— Marcello Fois

Pubblicato in: vita Tag:

Resistere, sempre

Quante volte ci capita di attraversare momenti bui, per svariati motivi: di salute, economici, affettivi o di lavoro? e ci domandiamo spaventati come andremo avanti? dove andremo a finire?
Quando veniamo duramente sconfitti, ci allontaniamo dalla realtà presente, ci ritiriamo in noi stessi, e ci dimentichiamo delle enormi capacità che abbiamo e che non utilizziamo. Ci scordiamo delle opportunità che la vita stessa ci offre. Ci sentiamo sconfitti, impotenti e ci lasciamo andare, aspettando non si sa cosa.
Questo non ha senso. Dobbiamo ricordarci che abbiamo molteplici possibilità, bisogna solo cercarle.
Lo so che è più facile a dirsi che a farsi, ma d’altronde che alternative abbiamo?
Neanche perdere tempo a lamentarci è utile. Il non avere più questo o quello, rimuginare sui nostri errori o sul male che ci hanno fatto gli altri. Sbagli ne facciamo tutti e cattiverie ne riceviamo tutti.
Lo so che è più facile a dirsi che a farsi, ma d’altronde che alternative abbiamo?
Non è semplice ottimismo: facciamo le cose che ci piacciono, che ci stimolano e lasciamo perdere il resto. Se ci sono cose che per noi hanno realmente valore, lottiamo per realizzarle. Lottiamo senza paura, col piacere, con il gusto di farlo.

Pubblicato in: vita Tag:

Il ricordo del gusto

Dopo il ricordo del rumore e quello dell’odore, voglio ricordare quello del gusto. Chiudo gli occhi, la mia memoria si muove in cerca di quei gusti che per un motivo o per un altro hanno lasciato un segno indelebile nei miei ricordi. Il gelato alla fragola con l’interno di panna è il primo che mi viene in mente, gelato che rigorosamente potevo permettermi solo alla domenica nei mesi estivi.
Poi, ed è forse un segno del destino, il vino, che successivamente diventerà anche protagonista del mio lavoro, vino, che a differenza di oggi, una volta si cominciava ad assaggiare, almeno da noi in campagna, fin dall’adolescenza. Ricordo che non mi piacque subito ma un po’ alla volta ho cominciato ad apprezzarlo, un’usanza fedele che mi ha accompagnato fino ad ora.
Navigo con la mente e mi escono fuori vari gusti: le caramelle Rossana, alcuni dolciumi e quello deciso del castagnaccio.
L’elemento principale di questo senso è la lingua e i suoi recettori, il dolce, l’amaro, l’acido e il salato ma non solo, anche altri “bottoni” gustativi adiacenti come il palato, le tonsille e la faringe hanno la loro “relativa” importanza. Sono questi gli elementi che fanno funzionare il nostro gusto e che ancora una volta fanno, come per i rumori e per gli odori, da separatore “positivo” e “negativo” “buono” o “cattivo” del nostro bagaglio sensitivo . Anche i gusti inevitabilmente che lo vogliamo o no, ci accompagnano in tutta la nostra vita. La nostra mente immagazzina tutti i “file” gustativi e fa da pilota prima di qualsiasi assaggio.
Per assaporare nuovi gusti bisognerebbe però ogni tanto “resettare” i nostri ricordi, solo così riusciremo ad apprezzare nuove “frontiere” gustative.
Ciascuno di noi può raccontare i propri gusti e quindi vi chiedo di provare per un istante a risentire i ricordi gustativi dell’infanzia… cosa sentite? Pardon, cosa gustate?

(Mia Fonte)

Pubblicato in: vita Tag:

Contemporaneo

Contemporaneo è colui che percepisce il buio del suo tempo come qualcosa che lo riguarda e non cessa di interpellarlo, qualcosa che, più di ogni luce, si rivolge direttamente e singolarmente a lui. Contemporaneo è colui che riceve in pieno viso il fascio di tenebra che proviene dal suo tempo.

Giorgio Agamben

Pubblicato in: sociale Tag:

Il ricordo dell’odore

Dopo il post sul ricordo dei rumori, viene questo sugli odori.
Il primo che viene alla mente è l’odore del caffè che, ancor mezzo assonnato alla mattina, riempiva la cucina. Poco dopo, avviandomi a scuola, immancabilmente entravo nel panificio per la merendina quotidiana e qui “l’apoteosi”, un vortice di profumi: pane misto a dolci, inebriava il mio “se” e il mio “soma”. Sarei rimasto ogni mattina lì, per sempre in quel panificio. Avrei voluto fare il panettiere a vita!
Anche le persone che ho incontrato nella mia vita le ricordo per l’odore, dei loro vestiti e per il profumo che indossavano.
Impressionante è il ricordo dei primi giorni di scuola, il meraviglioso odore della pelle della “cartella”, dell’astuccio e di tutta la cancelleria.
Altri ricordi mi portano inevitabilmente agli odori del cibo, il brodo di gallina domenicale solo per fare un esempio e soprattutto quello ancor presente del vino.
Ogni “odore” è importante per noi in quanto fa da separatore “positivo” e “negativo” del nostro bagaglio sensitivo personale. Gli odori inevitabilmente che lo vogliamo o no, ci accompagnano in tutta la nostra vita.
Gli odori famigliari, dell’ambiente in cui lavoriamo, delle situazioni che frequentiamo, aiutano il nostro ricordo in maniera determinante.
Ciascuno di noi può raccontare i propri odori e quindi vi chiedo di provare per un istante a risentire gli odori dell’infanzia… cosa sentite?

(Mia Fonte)

Pubblicato in: vita Tag:

Il ricordo del rumore

Ricordo che da bambino sentivo frequentemente il rumore dei merli nel mio orto alla mattina presto, i vicini si lamentavano di quel “baccano” che disturbava “l’ultimo” sonno. Ricordo tutta una serie di rumori: il caratteristico stridio dell’avvitamento della caffettiera che sanciva l’inizio di una nuova giornata, il ticchettio della sveglia in cucina, il frastuono che emanavano i raggi della bicicletta al contatto con il cartone appiccicato per farla sembrare una moto, il particolare cigolio della maniglia della porta d’ingresso, le voci di mia madre e mia sorella che già di buonora bisticciavano, le voci delle persone che frequentavano casa, gli svariati suoni soprattutto nella calura estiva…
Senza entrare nei particolari, dato che ciascuna esperienza è assolutamente soggettiva, mi sembra importante sottolineare il valore delle sonorità che ci circondano e che giorno dopo giorno, in sordina, entrano a far parte di un patrimonio sonoro personale.
Spesso, quando si parla di sonorità, è facile pensare all’ultimo successo musicale, alla radio, al cinema o alla televisione, mentre esiste una “mappa sonora” molto sottile e molto resistente allo scorrere del tempo. Sono i suoni dell’ambiente familiare che ci “nutrono”, ci hanno aiutato e ci aiutano a crescere.
Ciascuna persona potrebbe raccontare i propri vissuti sonori e quindi vi chiedo di provare per un istante a riascoltare i suoni dell’infanzia… cosa sentite?

(Mia Fonte)

Pubblicato in: vita Tag:

Roberto Cotroneo

“Il web è una candela accesa nel terreno emotivo delle esistenze. Non genera esistenze virtuali, illumina esistenze stanche. E lo fa con uno strano chiarore, come quello che dà la luce di una candela. In tutta una stanza: mette a fuoco oggetti vicini, genera ombre ingannevoli un po’ più lontano, lascia luoghi scuri e bui in altre zone della stanza. Ci conviviamo con i chiaroscuri di senso, con la parola scritta che ci tiene compagnia, con l’attesa che è quasi la trama rovesciata di un tappeto… Penso al silenzio, alla scrittura che ti permette di dire cose difficili, e di capirle meglio mentre le scrivi. E penso a questo mondo di realtà e fantasmi di vite che condividiamo ogni giorno, e alla malinconia, alla saudade del web, che è diversa, perché è infinita, non è nel tempo e non è in un luogo. E’ continua assenza e continua possibilità, comunicazione sempre presente, ma anche silenzio sempre presente. E’ per questo che stare senza internet è come spegnere una candela che illumina stanze che non finiremo mai di conoscere.”

 

Pubblicato in: sociale, vita Tag:
-->