Abbandonando una strada per certi aspetti sperimentale e originale, gli Editors con questo quarto album ne imboccano una più facile e meno rischiosa. La band britannica all’attivo da una decade, più che arrampicarsi, preferiscono discendere in sonorità già conosciute e di facile presa, non a caso, i riferimenti musicali a gruppi come i Depeche Mode e gli U2 non mancano. Probabilmente il gruppo sta vivendo un periodo un po’ confuso dove ancora non ha chiarito il suo percorso artistico, è da sperare solo che non imbocchi questa strada, potrebbe essere uno dei tanti modi per scomparire. “Io spero che mi sbaglio”.

In virtù di questo fatto, le undici canzoni che compongono il disco sono orecchiabili e di facile presa, strizzando così l’occhio ad un pubblico nuovo e più vasto. Molto piacevole ma privo di veri spunti eccitanti o degni di nota, le composizioni risultano tutt’altro che banali, con soluzioni armoniche raramente scontate ma, di nuovo, l’impatto è modesto. I brani pregevoli e gradevoli, scorrono senza lasciare segno, senza muovere il desiderio di ritrovare il pezzo preferito, semplicemente perché tutto suona così “perfettino”. Ottimo da ascoltare in auto o in momenti “easy”, sicuramente farà la gioia a molti nuovi fan ma lascerà il palato amaro ai più vecchi.

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